Una tazza di tè e il mondo torna ad avere un senso.
- Elisabetta Gaboardi

- 11 mag
- Tempo di lettura: 1 min

Ci sono momenti in cui tutto perde di significato. Forse è la stanchezza, forse ci sono troppe cose da fare, forse le emozioni prendono il sopravvento, ma è proprio quello che succede.
In quei momenti sento, anzi, a dire il vero sento proprio il bisogno di una tazza di tè. E del suo meraviglioso mondo, vasto e variegato. Le miscele, le tazze che sono una meraviglia per gli occhi e per le mani, le teiere e le simpatiche copriteiera... simpatiche e utili.
E le zuccheriere, i colini e i filtri che si possono anche fare da soli. Ma per me, al di là di tutto questo, è proprio la vista delle volute di vapore che salgono, il colore del tè – io adoro quello nero – il calore che scende e conforta. È tutto questo che ridà significato al mio mondo.
Il mondo del tè ha già un significato tutto suo, una cultura antica, milioni di estimatori, splendide sale da tè (ne troverete sicuramente una anche vicino a voi. Cercatela!) e blogger molto competenti e autorevoli. La mia prima tazza di tè, bevuta con tutto il suo tempo e il suo rituale – ognuno ha il suo, oltre a quelli specifici etnici e culturali, che non sono per questo meno importanti – risale alla mia infanzia. Viene da mio nonno paterno e dalle sue origini celtiche che ci ha trasmesso. Sempre la stessa, cara e rassicurante. Un momento di pace e di riunione familiare.



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